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IL VIAGGIATORE NOTTURNO. Raccontare per non dimenticare.
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Dedicato a tutti coloro che sono ancora al fronte

Qualche anno fa, credo nel 2005, Maurizio Maggiani ha pubblicato per Mondadori un libro dal titolo emblematico e rivelatore: “Il viaggiatore notturno”. Non starò qui a farvene una sinossi né a spiegarne i tanti significati disseminati nel testo, poiché come ha espresso lo stesso autore in una sua intervista, il lettore “è coautore in quanto trova i significati del testo, lo interpreta, entra nella vicenda e la sente sua”.

Poi, per chi non lo avesse ancora fatto, vorrei che leggesse questo libro, con lentezza ed indulgenza. Lentezza perché richiede una pausa per ogni capitolo, una pausa per cogliere il significato che si snoda poco alla volta e si chiarifica lentamente aspettando la fine di questa serie di storie. L’indulgenza invece è un consiglio, perché sicuramente la lettura di questo libro ha bisogno di comprensione, umanità, compassione. Attitudini dimenticate ormai dal genere umano.

Il fuoco è l’elemento che accomuna tutti i viaggiatori notturni, per riscaldarsi e per ricordare. Il fuoco della notte accoglie e riscalda, diventa il punto mediano da cui si muovono le memorie di tutti coloro che partecipano al rito unificatore dello starci attorno. Il fuoco che appassiona e che seduce. La magia e l’incanto di questa fiamma attorno alla quale ognuno di noi almeno una volta nella vita si è ritrovato a condividere con amici, parenti e forse anche con stranieri e sconosciuti.

 

Attorno al fuoco si muovono, tra chiarori ed ombre, reminiscenze, sapori, impressioni. I ricordi lentamente si slegano, uno ad uno, lasciando a volte tracce di struggente bellezza, nostalgie di luoghi e di persone. Cominciano i ricordi, cominciano i racconti…

Ma brucia e arde quella fiamma rossa, rossa come il sangue che rievoca momenti cupi e minacciosi, come la guerra. Rievoca la guerra in Bosnia, il massacro di Tuzla e del sangue dei suoi figli. Descrive il viaggio che Amapola e la Perfetta sono costrette a compiere a causa del conflitto, e del loro incontro marchiato col sangue. Rosso come il fuoco. Il viaggiatore notturno rammenta le vite spezzate e riesuma memorie che non vuole dimenticare, perché la replica consapevole del dolore che il ricordo provoca è necessario. E’ necessario per l’uomo che tende a dimenticare l’orrore della guerra.

Senza considerare che a volte basta trovarsi attorno al fuoco, il fuoco che riscalda, accoglie, unisce e ci ricorda che siamo tutti compagni dello stesso viaggio:

Per questa notte, e forse solo questa notte, i due sconosciuti dispersi nel gelo del Grande Nord saranno amici per la pelle, indissolubilmente legati da un unico destino. E la mattina saranno ancora svegli e vivi, e se avranno fortuna ci sarà veramente il sole, e potranno rimettersi in marcia cercando qualcosa per sfamarsi, un punto all’orizzonte dove dirigersi. Verrà il momento che si separeranno e probabilmente anche quello in cui si scorderanno l’uno della faccia dell’altro, ma non potranno mai dimenticare quella notte di veglia, persino quando non ricorderanno più una parola di ciò che si sono detti. Ecco la storia di Farsi un fuoco. E credo di sapere perché mi sia tornato in mente dopo così tanto tempo..(…)…Perché infreddolito come ero avevo bisogno di un fuoco e cercare di passare la notte. Ho acceso il mio fuoco e la storia è arrivata, sbucata dal buio intorno, da chissà dove. E per tutto il tempo che ho passato a scriverla, e sono stati molti mesi, è come se mi fossi trovato su, nel Grande Nord, a pochi palmi dalla faccia di un uomo sconosciuto, così vicina quella faccia da essermi diventata familiare come quella di un fratello. E’ stata una lunga notte di veglia, e tutto quello che ho potuto fare per onorare lo sconosciuto e la mia stessa vita, è tutto qui, dietro di me e davanti a voi.

Ecco, si è fatto mattino. Sul mare c’è calma di vento e la burrasca è solo uno sbaffo nero sull’orizzonte delle montagne Apuane: sarà una gran bella giornata, adatta per rimettersi in viaggio.”


(tratto da “Il viaggiatore notturno” di Maurizio Maggiani)

 

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