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La città fragile di Rosso B. e Taricco F. (2a Parte)
Rosso Beppe, Taricco Filippo

rossotariccoUn viaggio alla scoperta dei mondi sommersi delle nostre metropoli. Al centro dei racconti tre icone urbane – lo zingaro, la prostituta, il barbone –, figure celebrate nell’Ottocento come antitesi libertarie alla vita borghese, oggi divenute simbolo in cui si specchiano le nostre paure più latenti. E insieme avanguardie estreme di un mondo sommerso che da un altrove converge verso il centro delle città, a recitare per noi un copione di rapporti codificati: la questua o la marchetta.

 

 

 


È la città fragile, la città di chi vive nell’ombra e arriva all’interesse dei media solo quando commette un delitto: quando varca il confine invisibile entro cui la sua esistenza è tollerata, e allora l’opinione pubblica elabora nuove teorie sulla razza, invoca deportazioni di massa, in nome della sicurezza e della pulizia della città. L’altra città, quella fragile, non può che rispondere rendendo ancora più fitta l’ombra in cui è immersa. Cercando di scampare ai riflettori, consapevole che ogniqualvolta le luci si accendono, la condizione del suo popolo peggiora.
Denominatore di tutti i racconti è la strada, luogo che noi condividiamo ogni giorno con gli invisibili. Piano terra da cui guardare la città, dove scivolano i protagonisti quando il tetto delle loro case crolla e i drammi si fanno tragedia, proprio perché esposti all’occhio di estranei e privi di uno spazio che li possa contenere. Zingari rumeni scappati dal loro villaggio in fiamme e accampati alla periferia di un metropoli; ragazze albanesi rapite di casa e gettate sui marciapiedi. Italiani che vanno in rovina e sono costretti a defecare in strada. Vite consumate nella violenza di uno spazio aperto con i tentativi di abitarlo, i gesti quotidiani, e il bisogno di ritrovare una dignità e un’ironia per stemperare il dramma. Racconti in cui l’altra città si sovrappone alla città di sempre e pone se stessa al centro della narrazione, e la vita, quella più vera e umana, viene a prendere la parola e a dettare il suo provvisorio ed effimero ordine, al di sopra e dentro il brusio metropolitano. Oltre, e contro,il non sense politico.

 

 

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